Amorgos

  • Un folata di forte vento sul mio volto  è il preludio di una giornata ventosa, qui, nell’isola di Amorgos. La terra è arsa dal sole di mezzogiorno, mentre m’inerpico su ciò che rimane di un antica strada che porta alle rovine dell’antico complesso di Arkesini a Kastri. I movimenti sono lenti, causa anche il peso dello zaino fotografico che porto sulle spalle, e che influisce sul mio equilibrio, in questa stradina fatta di sassi, rovi e terra di un colore rosso in forte contrasto con il blu profondo del cielo e del mare. Il sudore brucia i miei occhi e il mio volto, per fortuna indosso un cappello a falde larghe che mi evita una probabile scottatura. L’idea di visitare questo tratto disola in un ora così difficile mi sembra folle, ma appena arrivo in cima ai tetti del complesso, la brezza proveniente dal mare inebria e rilassa la mia mente e i miei occhi. Sembra quasi che il mare stesso mi stia coccolando, come a premio delle mie fatiche. L’impatto visivo è indescrivibile:  Il blu riempie e circonda tutto, come se vi fosse un unico orizzonte infinito e ogni cosa è illuminata. Sotto di me il mare sulla costa splende, nei suoi colori di verde smeraldo. Il vento soffia. Da quassù il monte Moundulia alla mia destra, un tempo sede della reggia di Minosse, ove ancora oggi è possibile visitarne i resti, mi scruta con tutto il suo carico di memorie. La discesa dal complesso è un’altra prova da superare. Il respiro si fa affannoso, ma continuo a ridere della folle idea di giocare all esploratore solitario in queste ore del giorno.Malgrado tutto, non sono stanco e decido di raggiungere  il famoso relitto del film di Luc Besson ” Le Graund Bleu” che come un’immagine senza tempo, attende il suo destino tra i frangiflutti di una piccola baia. E’ un  frammento del passato tanto affascinante quanto angoscioso. Immobile, la sua vita è scandita dal tempo della risacca. Per arrivare ad un paio di metri dal relitto, bisogna andare giù per un sentiero fatto di rovi e sassi ed un pò di spazzatura. L’anima aspra dell’isola si manifesta in ogni istante e luogo. Pochi infiniti attimi, io ed il relitto.  Il sole muove verso il mare e per me e tempo di dirigermi verso il monastero scavato nella roccia di Houzoviotissa.  Attraversando l’isola per l’unica strada che unisce Nord e Sud, ci si imbatte in panorami lunari fatti di rottami di ogni genere, soprattutto vecchie auto o furgoni dalla forma strana. Mi fermo spesso per scattare qualche foto. il sole è al tramonto. Il mare comincia ad incresparsi sotto il soffio del Meltemi, e quando arrivo ai piedi del monastero si ha l’impressione di essere catapultati in un tempo lontano. Il vento diviene sempre più  forte, ed il buio sembra avvolgere tutto rapidamente. Improvvisamente, un falco, sbucato velocemente dal nulla comincia a volteggiare sulla mia testa, alternando folli picchiate a potenti cabrate in quel vento impetuoso ed ululante.  I versi del volatile, sferzano l’aria ed annunciano la mia presenza a qualcuno. Un qualcuno senza volto che da luce ad una stanza del monastero. Il falco deve essere una specie di guardiano a sicurezza dei monaci, perchè appena mi allontano, svanisce alla stessa velocità con la quale è arrivato. La stanza diviene nuovamente buia. Riprendo la strada verso la Chora, il vento qui è lieve, ma la Chora è avvolta in un banco di nebbia che avanza verso di me e ci avvolge. E buio ormai, e l’aria tiepida si è trasformata in umida, mentre la nebbia diviene talmente fitta da non riuscire a vedere ad un metro. La situazione mi riporta alla scena di un vecchio film ( the fog – john Carpenter) in cui un gruppo di anime di pirati, dannate per leternità, erano precedute da un fitto banco di nebbia. Comunque sia , dopo 5 minuti di profondo silenzio, la nebbia svanisce lasciandosi dietro un cielo scuro ma pieno di stelle. Quante anime possiede quest’isola?  Mi addentro tra i vicoli della Chora brulicanti di vita e di buon umore. Tra ristorantini in stile cicladico, e piccoli pub dove gustare del buon raki e degli ottimi pistacchi.
  • Mi fermo a parlare con qualcuno del luogo, in un misto di lingue tra italiano, inglese e greco. Le genti che incontro hanno sempre un sorriso e sguardi vividi e profondi.  Tornando verso katapola, dopo una giornata estenuante, mi fermo un istante ad osservare la baia dallalto, in piena notte. Amorgos è una perla rara e selvaggia nellEgeo. Amorgos, è un luogo in cui luomo può riprendersi il proprio tempo.
  • Qualunque cosa pensiate di fare ad Amorgos, siate come delfini nell’immenso blu…
      • @Fabrizio Contino Gravantes

       

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