Viaggio fotografico verso Melta di Gardolo

È una giornata molto fredda e grigia ma, l’aria fresca e frizzante, sono un toccasana per il mio umore, e poi, ho voglia di fotografare. Quindi mi vesto ed esco di casa. Ovviamente porto con una due fotocamere, una digitale e un’analogica. Perché due camere? Perché sono due supporti differenti, e di conseguenza ne viene influenzato anche il linguaggio. Mi avvio a piedi per la stradina interna che dalla piscina comunale di Gardolo, porta verso la zona di Melta. Cammino costeggiando un fiumiciattolo di cui non conosco il nome, ma che dovrebbe arrivare ai limiti del centro di Trento. Devo precisare che io, prima di cominciare a ritrarre, ho bisogno di guardare, immergermi fisicamente e mentalmente nel contesto, respirandone il contenuto, affinché ne venga fuori un racconto, un viaggio. Tutto ciò che ritraggo, è la diretta conseguenza delle mie percezioni sul viaggio che sto vivendo. Tramite la fotografia, riesco a imprimere per immagini ciò che respiro. Cammino su una neve ormai ghiacciata che scricchiola sotto i miei scarponi, creando così una colonna sonora al silenzio che pervade il contesto . Il grigio e il bianco si alternano a schizzi di colore di qualche auto, o altalena o camion, che immobili sembrano far parte di questo mondo ovattato. Hai lati, enormi caseggiati, che con il loro grigio incolore, rendono più fatiscenti i paesaggi che appaiono ai mie occhi. Un’ anima muove lentamente verso la propria casa, mentre una bandiera della pace, espone fieramente i propri colori in barba al grigio circostante. Arrivo al parco di melta, dove il freddo ha ghiacciato in parte il laghetto artificiale. Il cielo tende all’azzurro adesso. Forse Rischiara, penso. Mi fermo qui. Scatto altre 3 o 5 foto e poi basta. Ho voglia di un caffè caldo e godermi lo spettacolo. Non si può sempre scattare. Certe immagini, appartengono solamente a me. Alla prossima…