Ustica frontiera invisibile

Sono a Ustica e non  fotografo nulla, o meglio,  non mi interessa andare alla ricerca del bel paesaggio o delle facce più folkloristiche dell’isola. Per tutto questo cé  instagram.  La notte precedente la partenza, su Palermo si è rovesciato un nubifragio, pioggia e fulmini da apocalisse, cosa che ci ha reso il sonno  difficile.  Adesso l’aria è umida, fresca e morfeo ci travolge. L’aliscafo procede bene. Per fortuna il mare è tranquillo  e le onde, sono dolci  e soporifere carezze. Malgrado il contesto umano  sia cosi dialogante,  io e la mia compagna di vita crolliamo in un sonno buio.  Sembrano passate ore, quando vengo risvegliato da una voce molto grave e pesante appartenente ad una donnone sulla settantina, che spiega al proprio marito come fare la parmigiana, direttamente nel mio orecchio destro. Mi viene da ridere e mi godo tutta questa vitale umanità.  Vedo dal finestrino il porto di Ustica. Finalmente si attracca. I nostri amici, che ci hanno preceduto nel viaggio, sono alla banchisa che ci attendono, tra la moltitudine di gente che aspetta parenti o semplici albergatori in cerca dei propri clienti. Il cielo è terso. 

Ci portano nel luogo dove abiteremo per qualche settimana. Una casetta meravigliosa con terrazza panoramica, immersa in una  infiorata piazza  posta di fronte al comune dell’isola. Ci muoviamo in auto e a piedi, tra macchine che si contendono le stradine, turisti affaccendati tra colazioni e souvenir, e gente del luogo in fervente attività per la preparazione del ferragosto e del patrono dell’isola.  

Avevo smesso di fotografare un paio di anni fa’. Oggi capisco perchè.

Fotografare qualsiasi cosa in maniera compulsiva non è da me. Serve a raccontare il nulla. Io voglio  vivere l’isola, e poi forse,  fotografarla  tramite la mia lettura, la mia verità.  Quindi, la fotografo attraverso le mie e le necessità dei miei amici, dei nostri svaghi, del nostro far niente, del nostro girovagare tra le strade polverose, e del nostro  immergerci totalmente nell’intimità di quest’isola. Ci prendiamo i nostri  momenti di solitudine. Un libro, una passeggiata  tra le rocce vulcaniche, una nuotata in solitaria nel grande blu, percorrere  le lunghe strade battute dal sole, respirare le nuvole bianche basse su un infinito azzurro, solcato da un tiepido vento d’agosto.  Il mare di Ustica è rigoglioso di vita, e le sue rocce vulcaniche, emanano un energia ancestrale.  Perdo il senso del tempo qui. L’aria è carica di elettricità. Ho difficoltà nel fotografare. Non voglio cartoline turistiche, anche se il paesaggio è li. Non voglio far vedere l’isola come fossi un turista. Sono io il racconto, Ustica il mio viaggio. Un isola da un passato difficile, porto di una invisibile frontiera  verso la Sicilia, per chi proviene da nord.  Incontro gente dallo sguardo sorridente e mi perdo in chiacchere sul tempo,  sul tessuto sociale, sul rigido inverno che investe quest’isola, sul futuro degli isolani, sulle paure di una vecchiaia sempre più incerta. Gente laboriosa gli Usticesi, dal viso intenso , forse rigido, ma dall’aria forte e caparbia. Popolo che ama questo luogo e che la vede svuotarsi dai propri giovani. Ma come dar loro torto? A meno che non si lavori nel turismo o nelle scuole e negli enti locali, non vi sono aspettative a Ustica. Percepisco quanto gli Usticesi tengano alla propria isola. Sento che ne hanno cura, che ne sono orgogliosi. Prendiamo il pane appena sfornato in una latteria. Pane caldo dappertutto, e dolci di ogni tipo cui il profumo rimandano alla mia giovinezza palermitana, fatta di strade e vicoli ove il l’essenza del pane e dei dolci appena sfornati, invadeva la città sin della prime ore dell’alba.  

Mi dicono di visitare i luoghi culto, ma non ne ho voglia, forse tornerò. Voglio fotografare la gente immersa nel proprio istante di vita. Felice, pensierosa, in attesa, in relax. Mi scopro a non rubare nessuna immagine, o almeno cosi credo io. La gente mi vede impugnare una fotocamera e scattare, ma rimane li,  immersa nel proprio istante Usticese. Mi chiedo a cosa pensino. Voglio fare un viaggio senza indicazioni. Faccio qualche ritratto alle persone da cui percepisco un forte senso di appartenenza e chiedo loro di guardarmi.  Amo ritrarre la gente che mi guarda. perché’ si instaura un incontro, una relazione. Io e i miei amici, decidiamo di annullare il trascorrere delle ore buttando via gli orologi, e di vivere dei ritmi dell’isola. Ustica con le sue strade polverose fiancheggiate dal mare blu, con ‘l’odore della salsedine, e di piante cotte dal sole, riportano alla mente i tempi in cui vivevo a palermo, e passavo l’estate, tra autobus stracolmi di gente accaldata diretta alla spiaggia di Mondello, per trovare un po’ di refrigerio, divertirsi, e dimenticare per qualche ora  i quotidiani problemi.  Ci aggiriamo tra le calde rocce vulcaniche improvvisandoci modelli e fotografi. Un gioco di sensi e bellezza che ci sentiamo liberi di vivere.  Per nostra fortuna Ustica,  non è un isola che  richiama il degradante turismo di massa. Selvaggia, Ustica è selvaggia e per palati sensibili e Io, me ne sono innamorato. Noleggiamo una barca e dirigiamo per le varie grotte che contornano l’isola, evitando le zone – OFFLIMITS – . Gettiamo l’ancora vicino alla grotta dell’oro e ci godiamo il sole. E’ pomeriggio inoltrato. Il vento sale e l’ombra avanza. E’ tempo di rientrare, ma la nostra ancora si è incagliata. Passiamo una buona mezz’ora tra strattoni e bestemmie per liberarci, mentre il vento aumenta e il sole cala sempre di più. Alla fine, ci ritroviamo tutti e quattro sfiniti a ridere della cosa. Al rientro, ci attendono un bagno caldo e una meravigliosa cena a base di pesce. La notte è fresca e suadente. A cena si discute, si ride, si alzano i toni e poi si beve e si ride ancora. Amo i miei compagni di avventura, ognuno di essi è un mondo in cui viaggiare.

Ustica una frontiera invisibile : Non so se vi tornerò più, lo spero,  ma per ora  mi è rimasto questo racconto di memorie visive e verbali.

Al prossimo viaggio…

il vento
paesaggio marino
paesaggio marino