LEE MILLER – Una modella al fronte

” Vedi Caro, non mi va di fare nulla per Amore. E’ inutile pensare a me come a una Giulietta al balcone. Sono un sfacciata, una donna di facili costumi, infedele e incostante. voglio vedere le cose da vicino, voglio sporcarmi le mani. Ho bisogno di emozioni forti e non ho paura di nulla” ( tratto da Luca Romano – l’angelo egoista )

Atipica donna Lee Miller, algida bellezza, un vero e proprio spirito libero in cui arde la vita, due occhi che sicuramente facevano intuire a chiunque, di quale pasta fosse fatta.  Ovviamente io non ho termini di paragone,  ma è ciò che evinco osservandola nelle immagini di chi ha avuto la fortuna, come Man Ray, di ritrarla. Suo padre ingegnere, le trasmise la passione per la fotografia. Sin da piccola, le chiedevano di posare come modella, ma con l’età adulta, Lee, si rendeva sempre più conto di quanto le interessasse ritrarre, anziché posare per altri.

All’età di 18 anni o giù di li , per un fortuito caso, ( uno sventato incidente sembra ) venne notata da Condè Naste, che la volle come modella per Vogue. Per diversi anni, Lee Miller, fu la modella più fotografata e ricercata di New York.

Sembra però, che la sua carriera si concluse quando decise di pubblicizzare una nota marca di assorbenti, per un lavoro commissionato ad  Edward Steichen. L’America puritana di quel periodo, non vedeva di buon occhio che una donna, reclamizzasse pubblicamente un prodotto per uso intimo.
Ma Lee ambiva comunque ad una vita più interessante, il suo temperamento estroverso la condusse a Parigi , dove sotto raccomandazione dello stesso Steichen divenne assistente e musa del grande Man Ray, Ovviamente in un tale fervore artistico e passione, la cosa tra i due andò oltre  ritrovandosi così, amanti e collaboratori, tante che sembra che oltre ad aver influito sulla riscoperta della solarizzazione insieme, sembra che proprio Ray, le chiedesse di svolgere alcuni lavori per conto suo, lasciando a lui il tempo di sperimentare sulle proprie contaminazioni artistiche.


 l’heure de l’observatoire les amoureux, 1934 (lips from lee miller) by salvador dali

© LEE MILLER PORTRAIT, 1930 BY MAN RAY


Ma non tutto dura per sempre, e Lee è matura per intraprendere la propria strada da sola. Rientrata a New York apre un proprio studio fotografico insieme al fratello Erik  lavorando come ritrattista. Lee Miller è brava, e ottiene addirittura di esporre nella galleria di Julien Levy a New York , ma ad un certo punto chiude lo studio ( non ne ho trovato le motivazioni ) e durante un viaggio, conosce un ricco uomo d’affari egiziano, Aziz Eloui Bey, che sposa da li a poco trasferendosi con lui  Al Cairo in Egitto. Lee intraprende un viaggio intimo che culmina con una serie di scatti nel deserto, suggelando Lee Miller a fotografa surrealista. In ” Portrati of Space” a parere mio, si ritrovano il carattere intimo di Lee e l’influenza  surrelista di MAn Ray, ma anche una nuova Lee Miller, come se il deserto le avesse inciso e liberato l’anima inquieta che risiede in lei. 


” Portrati of Space” Lee Miller


Anche il matrimonio con Aziz finisce e Lee rientra a Parigi. Incontra e sposa Roland Penrose con cui rimarrà per il resto della sua vita. Lo scoppio della seconda guerra mondiale, da a Lee l’opportunità di far crescere le proprie capacità fotografiche. Lee Miller s’imbarca in una nova avventura, iniziando la propria attività di corrispondente di guerra per Vogue e per l’esercito degli Stati Uniti.


with pablo picasso, liberation of paris, 1944

Lee Miller si ritrova cosi nel giorno de D-Day ( nell’operazione  Overlord,documentando per la prima volta l’utilizzo del Napalm da parte degli americani), allo scontro di S’Malo alla liberazione di Parigi. La guerra incide ancor di più sul suo modo di fotografare, e i suoi scatti non sono soltanto mere immagini di un corrispondente che si attenga a documentare con gelido distacco, ma divengono la guerra interiore di Lee contro tutto quell’orrore.


Lee Miller, SS Guard in Canal, 1945. Miller’s notes on the back of some of her photographs were very telling of “the level of coldness and anger that was in her heart in that moment,” said Penrose.© Lee Miller Archives, England.

” Remington Silent” o  la morte di una SS ripresa di profilo in un canale, i volti degli ebrei ammucchiati in una delle stanberghe del campo di sterminio di Dachau, sono solo alcuni dei tanti scatti in cui il volto della Morte è ben rappresentato. Tutto questo lascia un solco profondo nella vita di Lee Miller, la fotocamera è sicuramente una barriera , ma l’orrore dinanzi a lei è troppo potente. Una famosa foto fatta da David Scherman, la ritrae mentre si lava  nella vasca di Adolf Hitler. Forse, un intimo tentativo tenta di ripulire se stessa da quelle visioni di morte.


Lee Miller nella vasca da bagno di Adolf Hitler, 1945. ©Lee Miller Archives, England

Tornata in Usa, Lee comincia a soffrire di disturbi post traumatici, dovuti a ciò che aveva vissuto durante la guerra. Pur continuando a fare qualche lavoro per Vogue e dedicandosi alla cucina, alcool e depressione la sfiniscono.
 Lee muore di cancro presso la casa di famiglia all’età di settant’anni. Venne cremata e le sue ceneri sparse nel suo giardino. Ad oggi, i figli si occupano di far conoscere le memorie della propria Madre.


The Lives of Lee Miller by Antony Penrose