Verso Volterra.

Superate le zone antropizzate, viaggio su strade di campagna alla ricerca di una frontiera. Sono in direzione Volterra, verso i colli senesi. Grandi spazi da respirare. Il cielo è plumbeo ma l’aria è tiepida. Il rombo di due motori irrompe da lontano. Fermo l’auto e scatto delle foto. Due biplani mi oltrepassano, lasciando libera l’inquadratura verso le nubi. Mi chiedo da dove arrivino gli aerei, ma non incontro nessuno per chilometri, finche’ non mi ritrovo su un campo di volo pieno di aerei di ogni tipo. Parlando con qualcuno vengo a sapere che è una manifestazione aerea che si celebra ogni anno, ma che spesso cambia luogo. Comincio a scattare qualche immagine dei velivoli a terra . Sin da bambino mio Padre, grande appassionato di Aeronautica, mi portava con se alle varie manifestazioni aeree dell’epoca, e io rimanevo incantato, nel vedere quegli aeroplani effettuare folli acrobazie nel cielo. Mi ritrovo a fotografare qualche pilota. Facce d’aquila penso tra me e me. Qualcuno di loro non c’è più, continua a volare per sempre tra le nuvole e il cielo eterni. E tempo di muovermi, e chiedo a qualcuno del posto la strada per Volterra. Un vecchio uomo mi risponde che quando avrò trovato l’Anello di Staccioli, sarò a Volterra. Da ignorante chiedo cosa sia l’anello di Staccioli, ma mi viene risposto che quando lo vedrò, lo riconoscerò. Riprendo il viaggio. Lascio alle mie spalle i rumori dei potenti motori aerei e le pesanti nubi. Il cielo comincia a schiarire e mille ricordi di un’adolescenza irrequieta, irrompono in questa quiete. Mi rendo conto che ho sempre sognato di fare il pilota, e volare alto lassù. Ma la vita è la vita, e non sempre va come dovrebbe. Finalmente, dopo una serie indefinita di kilometri, lo vedo. Vedo l’anello. Sembra un grande Stargate. Una porta dimensionale? che succede se la attraverso? penso tra me e me, ridendo. No, è soltanto l’opera di un artista di questi luoghi, è il suo pensiero che ha preso forma. Non cè nessuno nei paraggi a cui possa chiedere, e non voglio cercare nel web. Voglio un esperienza diretta. Chiederò ciò che mi serve stasera in albergo. Nel frattempo lo osservo, fantasticando su di esso inventando delle storie, forse come quella che sto scrivendo adesso. Un simbolo di questi luoghi aerei, dove il vento danza tra fili d’erba e di grano. Una frontiera invisibile, uno sguardo differente sul paesaggio tramite il pensiero umano.