Alessandro Uber – Apneista. – Progetto Territorio Umano

Nemmeno un bicchiere di bianco è servito a farlo rilassare un pò.

Davanti all’obbiettivo, Alessandro Uber, l’uomo delle profondità marine, non si è lasciato sorprendere dal potere attrattivo della fotocamera, e ha mantenuto il proprio selfcontrol fino alla fine, quando pure si è fatto fotografare con la propria mascotte ( il maialino apneista )  sulla sua spalla. 

Ma non crediate sia stato un set serio o noioso, anzi, alessandro è una grande persona con cui colloquiare, spaziando dall’apnea,  mondo in cui si immerge con grande professionalità, fino alle più futili quotidianeita’. 

Al di la di tutto questo, dopo aver scattato e scelto le immagini, ho chiesto ad alessandro se mi raccontasse un pò come è nato questo amore per l’apnea, e come per tante altre storie, anche questa è stata una vittoria della mente sul corpo.

Alessandro sin da piccolo era terrorizzato dall’acqua, al punto tale da non riuscire nemmeno a  mettere la testa sott’acqua. Quindi, con l’aiuto dei suoi genitori, che passavano le ferie estive al mare, ha iniziato a fare snorkeling innamorandosi dell’idea di poter osservare i fondali marini. Questo piccolo aiuto ha fatto si che Alessandro, cominciasse ad avere fiducia in se stesso, affrontando così la propria avversione per l’acqua. Da li in poi fu un crescendo evolutivo. Dopo aver frequentato un paio di corsi per imparare a nuotare, si e deciso a prendere i brevetti per sommozzatore, sempre con l’idea di osservare più da vicino il mondo sottomarino, fino alla necessità di immergersi senza l’ausilio delle bombole, ma con le sole proprie capacità aeree. Alla domanda, su quale fosse l’aspetto che ama di più dell’apnea, la risposta è stata: La conoscenza di se stessi. Alessandro oggi è un istruttore apneista qualificato, e ci sarebbe altro da dire ma, preferisco fermarmi qui e lasciare spazio alle immagini, del resto, non sono un giornalista, anche se amo la scrittura e la lettura. Alla prossima….

 

Informazioni sull'autore

” Se c’e un aspetto che amo della fotografia, è l'incontro, e il poter guardare le persone cercando di scovare lo zero fotografico che è in ognuno di noi. Un difficile incontro tra soggetto, oggetto e operatore, finché non crollano le barriere egosintoniche e si instaura una profonda relazione. Ogni fotografia è una personale realtà, indica il luogo e il tempo del mio passaggio, una finestra sui miei occhi, ma non verità assoluta proprio perché ognuno, è autore della propria”

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