Appunti esperenziali sul nuoto.

Ritratto acquatico

Un tuffo è l’acqua avvolge tutto il corpo in manto incolore e fresco, mentre quest’ultimo si scuote a causa dello sbalzo termico tra liquido e organismo. Ci vogliono due vasche per andare in temperatura e cominciare a stare bene. Poi si comincia, dopo il riscaldamento arrivano le remate. Insopportabili quanto importanti, tramite esse si lavora sulla sensibilità, sulla presa sull’acqua. Avete mai provato a prendere l’acqua ? afferrarla e spingerla via? avete mai percepito il suo peso? Avete mai provato ad allungare l’avambraccio e afferrare con le dita l’acqua, andare in presa e spostarvi di un paio di metri? sembra folle ma e cosi che funziona. E allora giù di remate, 12 da 25 tra presa, trazione e spinta. 12 vasche da 25 metri che sembrano infinite, anche perché si hanno le gambe bloccate dal pul e si avanza solo di braccia. Eppure ci penso, afferrare l’acqua si può, ci vuole tempo e si sviluppa la giusta sensibilità. Si scivola via.

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” Se c’e un aspetto che amo della fotografia, è il poter guardare le persone cercando di scovare lo zero fotografico che è in ognuno di noi. Un difficile incontro tra soggetto, oggetto e operatore, finché non crollano le barriere egosintoniche e si instaura una profonda relazione. Ogni fotografia è una personale realtà, indica il luogo e il tempo del mio passaggio, una finestra sui miei occhi, ma non verità assoluta proprio perché ognuno, è autore della propria”

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