07:35 a.m. Il silenzio è l’assordante nuovo rumore di tutte queste albe di quarantena. le palpebre si aprono lievemente e Gli occhi spostano il fuoco sulla finestra della stanza da letto. Si percepisce Il calore della casa al mattino, senza più quella necessaria frenesia del doversi preparare e correre al lavoro. Tutto questo ha catapultato noi stessi in un nuovo tempo. I confini si sono ristretti ulteriormente e ogni giorno, sembra via sia un ulteriore giro di vite. Adesso più che mai considero il monitor di un pc o di un tablet, degli stargates verso il mondo esterno, quel mondo che fino ad un paio di mesi fà, potevo respirare fisicamente. Il cellulare? Ormai compagno di mille sventure. Ridefinire i confini vuol dire anche ridefinire noi stessi e le nostre necessità, che in fondo in fondo, non sono poi cosi tante, come lo erano prima del Covid. Certo manca il lavoro, manca l’impegno sul lavoro, qualsiasi esso sia, manca quella sicurezza che ti dava stare giornalmente sul luogo di lavoro. Adesso? Non lo so, non ho risposte in tal momento. Non so come ritorneremo e come ne usciremo. So solo che quando accadrà, dovremmo darci da fare per risollevarci il prima possibile. intanto, impariamo a convivere con i nostri nuovi confini.

Informazioni sull'autore

” Se c’e un aspetto che amo della fotografia, è l'incontro, e il poter guardare le persone cercando di scovare lo zero fotografico che è in ognuno di noi. Un difficile incontro tra soggetto, oggetto e operatore, finché non crollano le barriere egosintoniche e si instaura una profonda relazione. Ogni fotografia è una personale realtà, indica il luogo e il tempo del mio passaggio, una finestra sui miei occhi, ma non verità assoluta proprio perché ognuno, è autore della propria”

Ti potrebbe piacere:

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: