Anche lui ci ha lasciato, ma non a causa del covid. Un uomo che è diventato fotografo affermato alla soglia dei 70. Interessante sopratutto perché mentre il mondo si colma di immagini istagrammiane tutte uguali, create ad hoc per un pubblico giovanile ( che dovrebbe in realtà avere più capacità creative), c’è chi come Gilbert, ha fatto della fotografia il proprio fulcro, senza che l’età fosse un problema e concentrando la ricerca su di se’. Io stesso, se mai arriverò a quell’età, spero di aver ancora qualcosa da raccontare. Perché qui è il punto. Quando si ha necessità di raccontare, l’età e il tempo, cessano di esistere.

Comunque sia, vi lascio il link della testata Artlife, in cui vi è un bell’articolo di Gloria Mottarelli.

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” Se c’e un aspetto che amo della fotografia, è l'incontro, e il poter guardare le persone cercando di scovare lo zero fotografico che è in ognuno di noi. Un difficile incontro tra soggetto, oggetto e operatore, finché non crollano le barriere egosintoniche e si instaura una profonda relazione. Ogni fotografia è una personale realtà, indica il luogo e il tempo del mio passaggio, una finestra sui miei occhi, ma non verità assoluta proprio perché ognuno, è autore della propria”

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