Io lo definisco il R.Capa russo. Come il suo omonimo ungherese, Evgenij era anch’esso ebreo e fotografo e documentò la seconda guerra mondiale al servizio dell’armata rossa. Sua e’ la famosa fotografia della bandiera rossa sventolante su Berlino. Ma come per la storia della bandiera americana issata sull’isola di Iwo Jima, anche per questa qui vi sono una serie di aneddoti. Sembrerebbe, ( io prendo tutto con le pinze ) che avendo mancato l’ingresso del battaglione russo nel parlamento tedesco, Evgenij, cerco’ di trovare un modo per dare il senso della vittoria sulla germania nazista in una immagine. Quindi, in qualche modo costruii con delle tovaglie rosse una bandiera con falce e martello e la fece issare sul tetto del Reichstag due giorni dopo la resa, dove pote’ scattare con calma una paio di immagini. Quella foto divenne il monumento all’armata rossa. Ma c’é un aspetto che molti non conoscono. L’immagine subì dei ritocchi, a causa di alcuni dettagli riguardanti un paio di soldati che aiutarono Chaldej . Alcuni di loro portavano al braccio due orologi, inequivocabile segno di saccheggio, un reato al tempo, che sembra venisse punito con il plotone di esecuzione. Comunque sia, questa immagine, rimane nel tempo e nella storia come quell’istante in cui ci liberammo dalla dittatura nazifascista. Alla prossima.

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Informazioni sull'autore

” Se c’e un aspetto che amo della fotografia, è l'incontro, e il poter guardare le persone cercando di scovare lo zero fotografico che è in ognuno di noi. Un difficile incontro tra soggetto, oggetto e operatore, finché non crollano le barriere egosintoniche e si instaura una profonda relazione. Ogni fotografia è una personale realtà, indica il luogo e il tempo del mio passaggio, una finestra sui miei occhi, ma non verità assoluta proprio perché ognuno, è autore della propria”

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