– storie tra scrittura e fotografia –

02:17 a.m. Non riesco a scrivere. Dalla finestra della stanza proprio sopra la mia scrivania, proviene aria fresca che mi ritempra. Ha piovigginato fino a poco fa e adesso è rimasta una leggera frizzante umidità che penetra le mie ossa. Sono stanco ma non ho sonno. Penso a quest’aria, ne assaporo ogni singolo respiro che proviene del mare di questo piccolo paese, della costa sud occidentale della Sicilia. Guardo il pacchetto di sigarette sul tavolino, e decido di fumarne una. Il fumo pervade e scalda l’interno della mia bocca, ma mi fa tossire, non sono mai stato un gran fumatore, tranne quando scrivo e dormo poco. Adesso Sono parecchie notti che non riposo più bene. I miei pensieri si spostano sempre su di lei. Troppo intenso, troppo profondo e lacerante quel riferito a qualcosa che io stesso ho contribuito a perdere. Cerco di distrarmi e mi rimetto seduto a osservare il foglio di testo elettronico che stavo provando a intaccare dal tutto quel suo bagliore. Lo guardo infastidito. Non riesco a scrivere. Mi sento disperso tra le ombre oscure che circolano nella mia stanza, generate dalla luce della lampada da studio. Provo a rileggere le poche righe scritte, ma Lei è dentro di me; come una maledizione, i suoi occhi, le sue mani, la sua bocca, mi mancano, mi mancano come il respiro.

cosi lontano da me ? riconosco i miei sbagli e tutti i miei errori. La mia assenza ti ha ferito nelle profondità più oscure del tuo essere, questo l’ho percepito, ma non sono riuscito a porvi rimedio. Vorrei che fossi qui, oggi sarebbe diverso, oggi sono diverso…credo

Non funziona ancora. Dovrebbe essere il testo per il mio nuovo romanzo ma, ciò che scrivo mi riporta a lei. Prendo le sigarette, il mio impermeabile ed esco. Scendendo le scale buie del piccolo palazzo di tre piani in cui vivo, vengo circondato da altre ombre che assumono forme indefinite, ma a tratti riconducibili alla danzante inquietudine della mia anima. Scendo le scale e arrivo al portone. Apro uno dei battenti e vengo preso da un brivido di freddo. Le poche nubi rimaste cedono lo spazio al vuoto stellare siderale. La notte è bellissima. Mi incammino verso la spiaggia. Accendo un’altra cicca e il fumo che emana dalla mia bocca si condensa  mischiandosi al mio respiro. Camminando osservo le luci che provengono dal mare, si tratta sicuramente di lampare di pescatori a caccia di polpi. Rimango per un po’ a osservare quelle luci. il silenzio è l’unica esperienza che proviene da quelle oasi di vita. Qui sulla linea di confine tra terra e acqua l’aria è fredda. Butto in mare la sigaretta è osservo il mozzicone acceso resistere alla necessità dell’acqua di avvolgerlo per spegnerlo. Cammino sulla linea di confine, e l’acqua gelata porta attacchi veloci e improvvisi alle mie scarpe inondandomi fino alla caviglie, ma la sensazione che ne ricevo è di essere vivo. Procedendo, arrivo dinanzi a una serie di palme e rimango ad osservare e udire il loro stormire. Il suono è rasserenante, una completa sinfonia di elementi mi pervade. Mentre vivo quest’estasi sinfonica, il mio sguardo viene improvvisamente attratto da  una figura che si sottrae all’oscurità. Sembra una donna. Sta lì ferma, in piedi sulla battigia a osservare il mare, ma tiene qualcosa tra le mani e sembra che stia leggendo , non capisco. Rimango a osservarla per un po, ma poi decido ad andarle incontro. Mi sento un po’ stupido, ho paura, vorrei andare via ma quella donna mi attrae, mi sembra di sentirla parlare, devo  ascoltare, voglio sapere. Nell’avvicinarmi, lei non si è voltata di un millimetro. Adesso la vedo bene, tranne il viso oscurato dalle ombre. Nelle mani tiene un foglio e sta leggendo qualcosa. Un lettera sembra.

il viso di questa donna è triste e continua a ripetere delle frasi sconclusionate. Ma la cosa ancor più strana: si comporta come se non si fosse accorta di me! Provo a parlarle a chiederle qualcosa, ma lei rimane lì, impassibile a leggere. le chiedo cosa fa li a quell’ora, cosa sta leggendo. Non mi risponde alza lo sguardo verso di me. Io conosco quegli occhi ma non la riconosco! Le chiedo se ha bisogno d’aiuto. Niente. Preso da una scarica di nervosismo le afferro le braccia e faccio per scuoterla un po’, ma non ottengo la minima attenzione. Sto per impazzire. Questa donna davanti a me, continua a leggere delle frasi, delle frasi, che ad un certo momento cominciano ad essermi familiari, come il suo stesso volto.

Chi è questa donna? I miei pensieri incidono come lame incandescenti la mia razionalità  cui cerco di aggrapparmi come ancora di salvezza dalla follia. È successo qualcosa. non parla più e mi sta fissando adesso con quei suoi occhi neri. Chiudo i miei occhi e le sfioro il viso con le labbra mentre vengo pervaso dal ricordo di un profumo che  mi riporta immagini confuse. Ma cosa è tutto questo? Apro lentamente gli occhi convinto che sia solo un sogno e che adesso mi risveglierò, e lei non ce non più, sembra scomparsa, ma scomparsa dove? Sono qui, ho freddo, esisto, ci sono e…

Apro gli occhi. Una lama di luce proveniente dalla finestra sferza il mio sguardo. E’ l’alba inoltrata. Sono sudato e stanco, devo aver fatto un incubo. L’oscurità comincia a cedere il posto al sole, che poco a poco sbuca fuori dalla montagna bassa dietro casa. Pian piano, il mondo delle ombre comincia a svanire. Mi alzo con fatica , mi vesto alla buona, mi avvolgo nell’impermeabile, prendo le cicche ed esco. A piedi nudi, ancora semi assonnato e sfinito, non smetto di sbadigliare ma l’aria marina e la sabbia fredda sono un toccasana. – Che sogno assurdo – penso tra me e me, – così intenso da sembrare reale- . Mentre mi avvio verso la battigia accendo una sigaretta, con lo sguardo rivolto verso il ventre mare, respirando a pieni polmoni salsedine e tabacco. Sono sulla linea di confine tra mare e terra e percepisco l’acqua gelida come una potente scossa elettrica che mi risveglia da tutto quel torpore. Procedo parallelamente all’orizzonte marino quando all’improvviso scorgo, semisepolto nella sabbia, un foglio bianco. Getto via la cicca e mi chino per raccoglierlo. E’ umido, come confermarmi la sua reale esistenza. La luce del sole comincia a schiarire il paesaggio e le parole scritte in quel foglio hanno l’effetto di un pugno in piena faccia.

cosi lontano da me ? riconosco i miei sbagli e tutti i miei errori. La mia assenza ti ha ferito nelle profondità più oscure del tuo essere, questo l’ho percepito, ma non sono riuscito a porvi rimedio. Vorrei che fossi qui, oggi sarebbe diverso, oggi sono diverso…credo

About Author

” Se c’e un aspetto che amo della fotografia, è l'incontro, e il poter guardare le persone cercando di scovare lo zero fotografico che è in ognuno di noi. Un difficile incontro tra soggetto, oggetto e operatore, finché non crollano le barriere egosintoniche e si instaura una profonda relazione. Ogni fotografia è una personale realtà, indica il luogo e il tempo del mio passaggio, una finestra sui miei occhi, ma non verità assoluta proprio perché ognuno, è autore della propria”

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