Sono sempre stato affascinato dal mondo visionario di Wenders. Nel corso del tempo, ho incontrato Wim attraverso i suoi film, che mi hanno spesso lasciato l’amaro in bocca, forse per qualcosa che mi ero perso ma in realtà’, scoprendolo poi dal punto di vista fotografico, mi sono reso conto di quanto io senta delle affinità nel suo osservare. La sua ricerca quasi maniacale dell’immagine in cui ambientare una storia, la necessità di cieli azzurrati o chiazzati al crepuscolo, le ombre tra le luci delle città, i luoghi desolati, le periferie del mondo. Stessa cosa la percerpii’ quando, nel mio periodo Romano, alle scuderie del quirinale andai a visitare la sua esposizione fotografica per la presentazione del libro ” Immagini dal pianeta terra.” Molte fotografie erano enormi, sopratutto quella della ” Dust Road in West Australia “, potevi entrare e iniziare a camminare su quella strada verso l’infinito, mentre il desert ti avvolgeva intorno. Ho sempre considerato Wenders una specie di angelo provocatore e anticipatore del guardare prima di utilizzare la camera, comunicando la necessità di leggere i luoghi, percorrerli e non avere limiti sulle storie a cui si può dar vita. Viaggiare su una strada interminabile in fondo, non è altro che il viaggio che tutti i giorni noi facciamo nella nostra vita, nelle persone che incontriamo con le loro storie di amore e disperazione, testimoniando il nostro passaggio attraverso lo sguardo dell’oggetto fotografato. E’ in queste lande, che trovo l’emozione e la libertà nell’arte del fotografare.

Dust Raod in West Australia – 1988
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Informazioni sull'autore

” Se c’e un aspetto che amo della fotografia, è l'incontro, e il poter guardare le persone cercando di scovare lo zero fotografico che è in ognuno di noi. Un difficile incontro tra soggetto, oggetto e operatore, finché non crollano le barriere egosintoniche e si instaura una profonda relazione. Ogni fotografia è una personale realtà, indica il luogo e il tempo del mio passaggio, una finestra sui miei occhi, ma non verità assoluta proprio perché ognuno, è autore della propria”

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