Il bianco contiene tutti i colori dello spettro . Ma se da una parte è sinonimo di candore e pulizia, in altri casi è proprio il suo opposto. Del resto, bianco è il pallore dei cadaveri come bianco è il colore di quando non si sta bene. Quando in questi giorni mi sono imbattuto nei cartelli pubblicitari in giro per la città, mi è sembrato di trovarmi di fronte ad una traccia di Covid19. Pessima similitudine? forse, ma sicuramente è emblematico dell’assenza di attività umana.

Un paio di settimane fa mi sono chiesto come fotografare l’attuale situazione, senza dover per forza riprendere la città vuota, difficile mi sono detto. Di foto cosi non ne sento la mancanza ma, come si fotografa un virus? Non l’ho ancora capito ma forse, posso fotografare la sua presenza. Certo potreste rispondermi con tono di disprezzo con ” i milioni di vittime ” e lo capirei bene ma, senza mancare di rispetto a nessuno e Vagabondando per la città, non ho potuto fare a meno di notare certi dettagli che mi hanno fatto riflettere su come trovare altre tracce del virus. Va detto che ho cercato di evitare le inquadrature grandangolari sulle piazze vuote, ma non sempre vi sono riuscito. Ad ogni modo, qualcosa che non si può vedere e quindi nemmeno fotografare lascia comunque una traccia. La prima cosa che ho notato sono ovviamente i negozi chiusi di cui alcuni andati in fallimento, campi di calcio privi di giochi mentre la flora cittadina rinvigorisce, strade commerciali solitamente ad alta densità, sgombre, parchi interdetti da un nastro bianco e rosso, tavolini da ping pong abbandonati, bar e parcheggi deserti, autobus fermi senza persone a bordo, auto ferme impollinate dai fiori, fermate del bus fantasma e sopratutto, cartelli pubblicitari spogli o aggrediti dagli agenti atmosferici.

Adesso sono sulla fase di riapertura, vedremo e auguro che tutto vada per il meglio.

Informazioni sull'autore

” Se c’e un aspetto che amo della fotografia, è l'incontro, e il poter guardare le persone cercando di scovare lo zero fotografico che è in ognuno di noi. Un difficile incontro tra soggetto, oggetto e operatore, finché non crollano le barriere egosintoniche e si instaura una profonda relazione. Ogni fotografia è una personale realtà, indica il luogo e il tempo del mio passaggio, una finestra sui miei occhi, ma non verità assoluta proprio perché ognuno, è autore della propria”

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