Fotografia e Cinema

Quando dal libro di Patricia Highsmith viene fuori un film che diviene un cult. A patto che ovviamente, dietro la MDP vi sia Wim Wenders. Vidi questo film quando ero un giovane 20enne con le idee confuse ma con un grande amore per il cinema. Per quel periodo il film era fotograficamente avanti a molti altri dell’epoca, e concise con l’inizio dei miei primi esperimenti fotografici in camera oscura, quindi più della trama ero attratto dalle immagini. Solo oggi però, riguardandolo, sento di dover squarciare la celluloide fotografica per entrare in profondità nei personaggi. Per chi non lo conoscesse, il film è un adattamento del libro della Highsmith sulla storia del famoso personaggio Tom Ripley , un mercante d’arte che vende i quadri del suo pittore preferito, spacciandolo per morto al mondo intero con il consenso di quest’ultimo, cosa che gli permette di gonfiare i prezzi su ogni tela. Ma in questo film girato nel 77, oltre alla stupenda fotografia di Robby Müller, che propone una resa cromatica tra un quadro di Hopper e una polaroid; Wenders si concentra sulle angosce e sulle storie personali dei personaggi, in gioco per la loro stessa sopravvivenza. Oltre al cinico mercante Tom Ripley ( Dennis Hopper ) che cerca di capire cosa sia l’amicizia, qui abbiamo un secondo uomo, un corniciaio ( Bruno Ganz – Johnathan Zimmermann ) che sapendo di dover morire per una malattia incurabile, decide di diventare uno spietato killer ( con tutte le difficoltà che il caso porta ) per lasciare dei soldi alla propria famiglia. La trama insomma, fa da sfondo alle esistenze tormentate in un mondo che richiede di pagare la propria vita. Quindi in se, la domanda è sempre la stessa; e come se lo chiede Wenders me lo chiedo anch’io, qual’è il senso della vita?

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” Se c’e un aspetto che amo della fotografia, è l'incontro, e il poter guardare le persone cercando di scovare lo zero fotografico che è in ognuno di noi. Un difficile incontro tra soggetto, oggetto e operatore, finché non crollano le barriere egosintoniche e si instaura una profonda relazione. Ogni fotografia è una personale realtà, indica il luogo e il tempo del mio passaggio, una finestra sui miei occhi, ma non verità assoluta proprio perché ognuno, è autore della propria”

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