– Morte nello spazio –

Un fotografia, un classico intro Sci fi tipo Alien, quando sin da piccolo ci si perde nello spazio tra libri, serie tv , film e stelle nella notte.

La nave da esplorazione “ Interplanetaria “ aveva intrapreso il viaggio verso kepler 452b, Ci sarebbero voluti 25 anni, prima che la destinazione venisse raggiunta. Ma adesso non sapevo né dove fossimo, ne da quanto tempo eravamo in viaggio, e con chi o con cosa eravamo in viaggio.

La camera criostatica del copilota Aronne, era sventrata dall’esterno. Un liquido viscido e semitrasparente dal colore rossastro, fluttuava al posto di quello che avrebbe dovuto essere il suo corpo, che sembrava essere stato liquefatto è trasformato in forma gassosa da qualcosa di sconosciuto.

L’orrore che avevo dinanzi a me era indefinibile. Non mi resi subito conto di cosa fosse realmente accaduto. Percepivo solamente un odore pungente, come di qualcosa andato a male, misto ad una forte e calda umidità nell’aria. I miei occhi facevano fatica a ri-ambientarsi alla luce artificiale, e un senso di vuoto allo stomaco misto a nausea diffusa, forse dovuta al risveglio, pervadeva il mio corpo, mentre mille pensieri affioravano nelle mia mente come violenti flashback: controllo missione, la famiglia, il lancio della nave, l’ultimo pasto con l’equipaggio prima del sonno criostatico. Tutti questi flash continui, mi provocarono una forte emicrania che mi fece ricadere indietro, all’interno della capsula. Ero sfinito. Avrei voluto vomitare ma non vi riuscii. Ero paralizzato dal terrore.

La fredda luce azzurra che irradiava dai pannelli posti sopra le capsule, ebbe su di me un effetto calmante, e forse soporifero, perché quando riaprii gli occhi mi rialzai e rivolgendo di scatto lo sguardo alla capsula di Aronne alla mia sinistra , mi resi conto che quel fluido che prima vi volteggiava all’interno, era svanito. Aronne era svanito. Non sapevo cosa fare, e non sapevo se la stessa cosa aveva coinvolto tutto il resto dell’equipaggio. Eravamo suddivisi per stanze, e ogni stanza poteva ospitare due capsule criostatiche con tutte le apparecchiature necessarie. Aronne era il mio copilota. In caso di emergenza, saremmo stati essere svegliati insieme dal sistema di navigazione della nave, ma oltre a noi due , avrebbero dovuto essere risvegliati, il medico di bordo, un soldato, e il comandante di missione. Sulla nave regnava un buio silenzio

Qualcosa era andato storto.

…….continua…….

Informazioni sull'autore

” Se c’e un aspetto che amo della fotografia, è l'incontro, e il poter guardare le persone cercando di scovare lo zero fotografico che è in ognuno di noi. Un difficile incontro tra soggetto, oggetto e operatore, finché non crollano le barriere egosintoniche e si instaura una profonda relazione. Ogni fotografia è una personale realtà, indica il luogo e il tempo del mio passaggio, una finestra sui miei occhi, ma non verità assoluta proprio perché ognuno, è autore della propria”

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