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Il muro e il sostantivo

C’era una volta un sostantivo di nome Amore, che viaggiava volando in giro per il mondo tra genti multicolore, donando abbracci e carezze e colmando con bellezza e felicità i vuoti di dolore di un pianeta blu. Ma un giorno, altre genti senza colore, eressero muri spinosi di freddo acciaio e grigi mattoni per separare i popoli. Una fresca mattina d’estate, Il sostantivo, volteggiando felice verso le porte di un confine , si ritrovò imprigionato tra gli aculei di un muro metallico. Il sangue rosso fioccó copioso dalle ferite riportate e il muro metallico si tinse di rosso. Il sostantivo smise di volare ma non si fece abbattere dalla cattiva sorte e così si inoltró, goccia dopo goccia nel terreno sottostante, provando una nuova strada per raggiungere altre genti a cui donare tutto se stesso, mentre il muro, rimase lì, stantio, morendo tempo dopo tempo nel suo stesso ego.

” Se c’e un aspetto che amo della fotografia, è l'incontro, e il poter guardare le persone cercando di scovare lo zero fotografico che è in ognuno di noi. Un difficile incontro tra Operator e Spectrum, finché non crollano le barriere egosintoniche e si instaura una profonda relazione. Ogni fotografia è una personale realtà, indica il luogo e il tempo del mio passaggio, una finestra sui miei occhi, ma non verità assoluta proprio perché ognuno, è autore della propria”

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