Dovete sapere che ho una predilezione per il genere Noir eo Crime stories.

Complice forse mio nonno, che all’eta di 6 anni, mi faceva sedere accanto a lui a guardare i noir della hollywood dei 50th, tra gangster movie e trascrizioni in film dei testi di Dashiell Hammett. Comunque sia, è un filone che ho seguito spesso sia in cinema che in letteratura, che mi hanno lasciato che senso un po macabro a volte, che ritrovo tutte le volte che provo a scrivere una storia, seppur piccola, forse perché in ognuno di noi, vi è quel pianeta oscuro da esplorare che mi affascina. Tornando a noi, 5 anni fa, ho scoperto e cominciato a leggere i romanzi di Jean-Christophe Grangé, che per chi non lo conoscesse, è un giornalista, scrittore e sceneggiatore francese di successo, con una grande passione per il genere thriller/ noir. Avete mai visto il film L’impero dei lupi con Jean Reno e Laura Morante? , lo ricordate? è tratto da un suo romanzo, ma forse è più conosciuto per ” I fiumi di Porpora “. Comunque sia l’autore, con questa serie di romanzi va alla ricerca della comprensione del male sotto tutte le sue forme. I suoi racconti sono un crescendo continuo di tensione e flashback in cui i personaggi che compongono la storia, possiedono un lato oscuro che a volte rimane latente fino alla fine della storia. Personaggi sempre in bilico tra luce e buio totale, capaci di comprendere grandi verità quanto di commettere atroci delitti. Io ho già letto “L’impero dei lupi”, e devo dire che il film è abbastanza fedele al libro, mentre se leggete ” La linea Nera “ vi renderete partecipi di una storia veramente oscura, dove potreste perdervi tra folli deliri e brutali ragionamenti dei personaggi principali, oltre a visitare terre sconosciute, anche se principalmente le storie, si svolgono in Francia. Ok, come ho sempre detto non sono un recensore di libri, e non inizierò a farlo quindi, se vi piace il genere, vi consiglio questo autore e questi testi . Alla prossima!!

Informazioni sull'autore

” Se c’e un aspetto che amo della fotografia, è l'incontro, e il poter guardare le persone cercando di scovare lo zero fotografico che è in ognuno di noi. Un difficile incontro tra soggetto, oggetto e operatore, finché non crollano le barriere egosintoniche e si instaura una profonda relazione. Ogni fotografia è una personale realtà, indica il luogo e il tempo del mio passaggio, una finestra sui miei occhi, ma non verità assoluta proprio perché ognuno, è autore della propria”

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