Il sole atomico del 6 Agosto 1945

Il sole atomico del 6 Agosto 1945

Oggi è il 6 Agosto. Tra un po smetteremo di pensare ( grazie a qualche idiota ) a tale data come a qualcosa di folle, unico e disumano nella storia dell’uomo.

Tempo fa lessi il libro ” Appuntamento a Hiroshima ” che narrava di tutto il lavoro compiuto da fisici di ogni parte del mondo e militari americani, per realizzare e testare l’energia nucleare sotto forma di bomba. Ovviamente, si parla del ” Progetto Manhattan” di cui parlerò in un altro articolo, ma sappiate che nel leggerlo il libro, potreste intuire forse, un briciolo di umanità tra alcuni uomini dell’equipaggio dell’aereo che sganció Little Boy e le opposizioni di alcuni fisici nucleari ben consapevoli, delle capacità di un tale ordigno.

Ma prima che arrivi qualche nuova testa di cazzo a revisionare questo terribile evento, spacciandolo per qualche petardo innocuo, voglio contribuire a raccontare anche con un pizzico di rabbia ( a causa dei negazionisti del tutto), e anche se sono passati ben 75 anni da quel terribile giorno, l’orrore che visse il popolo giapponese in quei giorni. Le parole si perdono nel tempo ma le fotografie rimangono fino a ingiallire e divenire memoria storica, per coloro che non hanno vissuto l’era atomica sulla propria pelle, ma intendono preservarne e tramandarne il racconto, per un idea di umanità senza violenza. È utopico lo so, ma sempre meglio provarci che non fare nulla.

Mi dispiace se queste immagini possono urtare la sensibilità di qualcuno , ma questa è la capacità di uccidere dell’uomo, impressa nella memoria tramite la fotografia.

Il 6 agosto 1945, gli USA, sganciano la prima Bomba Atomica ( Little Boy ) sulla città di Hiroshima, ( Il primo obbiettivo era Kioto, ma venne risparmiata perché città d’arte ) detonando a 600 metri dal suolo uccidendo e vaporizzando in un solo colpo 70mila persone. Le restanti, morirono di stenti e di radiazioni. La città venne rasa al suolo e una pioggia nera ricadde su ciò che rimaneva della gente inerme. Purtroppo il Giappone, guidato da una setta di militari fanatici (parere personale dopo aver letto un libro sui piloti kamikaze ) non volle arrendersi, ( almeno così dicono le fonti ufficiali americane, ma siamo sicuri l’abbiano chiesto ? ) permettendo cosi agli americani di sganciare una seconda bomba su Nagasaki che uccise all’istante 50mila persone, e inoltre, rivelando al mondo intero e sopratutto all’U.R.S.S, ( prossimo nemico ) come la nuova America, fosse una potenza atomica da non sottovalutare. Il resto è storia. Abbiamo imparato qualcosa da tutto questo? non credo. Guerre e vendita di armi sono sotto gli occhi di tutti e abbiamo appena visto cosa è successo a Beirut.

Tra la miriade di foto scattate della bomba , vi sono quelle di Yoshito Matsushige, allora fotografo 32enne che subito dopo l’esplosione, riusci a scattare, nonostante fosse terrorizzato da tutta quella morte intorno, un paio di foto da terra del fungo atomico e della devastazione prodotta dalla bomba. Durante un’intervista, confessò che non riusciva a scattare a causa delle lacrime per il dolore che stava vivendo, nel guardare la propria gente bruciare in quel modo.

Tra le ombre vaporizzate e la gente bruciata

Tutte le immagini sono coperte da Copyright

Little Boy
Il video dell’esplosione

Gravantes

” Se c’e un aspetto che amo della fotografia, è l'incontro, e il poter guardare le persone cercando di scovare lo zero fotografico che è in ognuno di noi. Un difficile incontro tra Operator e Spectrum, finché non crollano le barriere egosintoniche e si instaura una profonda relazione. Ogni fotografia è una personale realtà, indica il luogo e il tempo del mio passaggio, una finestra sui miei occhi, ma non verità assoluta proprio perché ognuno, è autore della propria”

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5 Comments

  1. E se pensi che ad oggi , i due bombardamenti sono stati catalogati come Test e che senpre oggi, abbiano un coglione come trump che un paio di anni fa ha sganciato l’ordigno più potente non atomico in Afghanistan, solo per legittimare il proprio potere, credo che siamo ben lontani dall’avere acquisito rispetto per il prossimo e per il pianeta .

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Tanti sono i lavori che ho svolto nella mia vita, ma ho sempre portato con me un mezzo per fotografare, un quaderno per scrivere e un libro. 3 elementi per me molto importanti per poter osservare, raccogliere e raccontare il mio passaggio su questo pianeta.

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