Il Remoto attraverso la fotografia

Corvo Rosso non avrai il mio scalpo!!! Almeno cosi recitava la battuta di un vecchio film western in bianco e nero, anche se non ricordo fosse Ombre rosse di John Ford altro. Come alcuni sanno, la pellicola a colori ci mise un pò ad arrivare, intorno agli anni 30 circa, per avere una pellicola stabile, nel frattempo, la fotografia era già nata e ben sviluppata permettendoci cosi, di poter tornare indietro nel tempo e goderci incuriositi, il remoto.

Girovagando su Instagram, mi sono imbattuto su due profili interessanti, Uno è questo: https://www.instagram.com/p/CFh957JAW2s/ che si occupa di recuperare la memoria storica del mondo attraverso la fotografia e i video nel tempo, l’altro: https://www.instagram.com/jecinci/ si propone di ricolorare le immagini che un tempo potevano essere in bianco e nero, donandole al mondo a nuova e rilucente vita. Interessante, anche se io amo le vecchie fotografie in bianco e nero, colme di significato per un tempo non vissuto di cui siamo figli.

Tante sono le immagini che vi troverete, oggi ne ho voluto scegliere una per la sua forte componente visiva. Un colonizzatore bianco scalpato dai coloro che un tempo erano i veri Americani, per l’appunto gli Indiani d’America o ” pellerossa come” come i film di Ford li hanno portati a noi . Era il 1864 in questa foto, non ho ancora trovato il fotografo che ha realizzato questo documento fotografico, ma ci riuscirò spero, certo è, che è di notevole impatto, sopratutto perché il colore, ha dato alla foto quella giusta patina di antico. Notate come i contorni sono sfumati, come in un vecchio quadro di famiglia, mentre verso ‘il centro è tutto più o meno a fuoco? Molto interessante, se pensate ai mezzi con cui venivano realizzate tali foto, ( ne parlerò in seguito ) .

Vado al lavoro adesso,non mi piace dilungarmi molto. buona giornata a tutti voi.

Informazioni sull'autore

” Se c’e un aspetto che amo della fotografia, è l'incontro, e il poter guardare le persone cercando di scovare lo zero fotografico che è in ognuno di noi. Un difficile incontro tra soggetto, oggetto e operatore, finché non crollano le barriere egosintoniche e si instaura una profonda relazione. Ogni fotografia è una personale realtà, indica il luogo e il tempo del mio passaggio, una finestra sui miei occhi, ma non verità assoluta proprio perché ognuno, è autore della propria”

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