Un piccolo frammento di storia, tra quelle che sto scrivendo. NOn amo scrivere molto sul blog, perché penso che diventi difficile da leggere e poi, preferisco assere sintetico. Ovviamente la foto della galassia non è mia ma, l’illustrazione si. Critiche e consigli sono ben accetti.

Nave da ricerca e recupero – Acqua dei Corsari 2769.51

Viaggio di recupero verso Alpha Centauri

Crew: Cm. Lisa Palermo -Sgt. Stephan Rolls – L.t. Aleksey Caldej

Galassia M83 – Girandola del Sud

-La galassia M83 è spettacolare – pensai tra me e me osservando l’ammasso stellare che si estendeva fuori dallo schermo interno del mio alloggio, mentre cercavo un pretesto per rimanere ancora un po’ nel letto, prima di iniziare il turno di lavoro su quei maledetti replicatori di gusto che da un paio di giorni a questa parte, davano al caffè bollente un retrogusto di pollo fritto , cosa per cui i miei due compagni di viaggio si erano rifiutati di bene quella brodaglia, finché non l’avessi riparata; – Che schifo Bleah!!!! Ok, meglio darsi una mossa , farsi una bella doccia e muoversi. Dopo una notte insonne, la cosa migliore e mettersi al lavoro e stancarsi il più possibile per poi crollare nel letto – mi dissi.

Andai in bagno, aprii l’acqua della doccia e la feci scorrere finché non divenne bollente, come piaceva a me. Mi tolsi gli slip con tanto di marchio aziendale stampato sul culo, e mi posizionai sotto il getto d’acqua, caldo e corroborante. Stavo per iniziare a cantare come faccio di solito mentre faccio la doccia, che mi ritrovai improvvisamente scaraventata per terra, mentre tutte le paratie della nave venivano sconquassate da un forte rumore metallico, al contempo una serie di allarmi cominciò a risuonare in tutta la nave, tra cui, riconobbi subito quello di prossimità. Rialzandomi, mi resi conto di essermi procurata un paio di tagli tra il braccio destro e la testa, ma niente di ché, uscii saltando dal bagno e tutta nuda indossai la tuta d’ordinanza il più velocemente possibile. Azionai il comando di apertura porta per uscire dal mio alloggio ma, nulla. La porta non si apriva. Intanto, sullo schermo della mia stanza, i miei due compagni di viaggio, Stephan e Aleksey, stavano cercando di contattarmi, ma a parte il video non ricevevo l’audio. Ma che cazzo è successo ? urlai ad alta voce? Mentre i miei due compagni cercavano di dirmi qualcosa, indicando la consolle di comando sotto di loro. Stephan il più giovane dei due, mi fece capire con il gesto delle due dita di switchare qualcosa, e io cercando di leggere il movimento delle labbra, intesi che avrei dovuto indirizzare il segnale video verso la telecamera esterna della nostra piccola nave. Quindi, dal mio cellulare apri il pannello di controllo interno e switchai il segnale in modo da vedere cosa stesse succedendo fuori e … ciò che vidi mi sembrava assurdo. Il profilo di una enorme nave stellare si stagliava sul mio monitor. Da dove cazzo era venuta fuori?? chi erano? non si vedevano segnali d’identificazione e il nostro trasponder non dava segni di vita. Tolsi il segnale esterno per riavere la visuale sui miei compagni e comunicare con loro ma, Cazzo!!! Urlai, Stephan era riverso sulla consolle con il volto bruciato e insanguinato, di Aleksey si vedevano solo le gambe inermi distese sul pavimento. Ero terrorizzata e arrabbiata al tempo stesso, stavo impazzendo, non riuscivo ad uscire dalla mia camera e non sapevo cosa fare . Provai a smontare il pannello di controllo della porta, ma tutto andò in corto. Nervosamente presi il cellulare e andai nuovamente sulla telecamera che dava in esterno e la vidi ancora, non era un sogno. Quella strana Nave era ancora li immobile e galleggiante nello spazio fulgido dei colori di M83. Stavo andando alla deriva verso di essa a non trovavo il modo di uscirne…..

Informazioni sull'autore

” Se c’e un aspetto che amo della fotografia, è l'incontro, e il poter guardare le persone cercando di scovare lo zero fotografico che è in ognuno di noi. Un difficile incontro tra soggetto, oggetto e operatore, finché non crollano le barriere egosintoniche e si instaura una profonda relazione. Ogni fotografia è una personale realtà, indica il luogo e il tempo del mio passaggio, una finestra sui miei occhi, ma non verità assoluta proprio perché ognuno, è autore della propria”

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