Il colore della neve

Prosegue inesorabile la bianca coltre nella propria caduta sulla nostra città, come in gran parte del nord del resto, restituendoci un paesaggio onirico, magari difficile da vivere ma affascinante quel tanto, da catapultarmi in qualche frammento di storia dell’Eternauta, o tra le gelide lande della foresta stregata oltre la barriera, verso le terre dell’eterno inverno della serie “Il Trono di Spade“. Invece no, siamo a Trento, tra le strade del quartiere di Gardolo, circondati dalla basse montagne che portano verso il lago Santo e come sfondo la Paganella e il Bondone, dipende da che lato si guardi. Come scritto nelle righe sopra, sono affascinato da tale paesaggio, anche se per qualcuno è sinonimo di angoscia, chiusura e terrore, soprattutto se si ha una certa età e si vive da soli, proprio perché amplifica il senso di solitudine e alienazione, ma anche perché il colore bianco, che seppur nella nostra cultura è simbolo di purezza e candore, cela in sé quel terribile messaggio ultraterreno che solo l’angelo della morte detiene. Bianca era Moby Dick, contro cui Achab scagliava il proprio odio, bianco è Satan, eterno rivale nei manga nipponici del demone Amon, di cui è segretamente innamorato, bianco è il corpo di colui che trascende la vita verso altre dimensioni. Di esempi ve ne sarebbero altri ma, magari potrei lasciare a voi il compito di trovarli e se ne avete voglia, descrivermeli tramite i vostri commenti.

2 commenti su “Il colore della neve”