Fotografia,  Tracce di scrittura, pensieri.

Frammenti di pelle di una città.

Passavamo le ore della notte girovagando tra le strade della nostra città. Cercando refrigerio dal caldo infernale che durante il giorno, fiaccava le nostre vite. La città di notte era nostra e nessuno poteva togliercela. Nemmeno i nostri genitori, che senza cellulari, passavano notti insonni nella speranza che nulla ci accadesse. Fu in quel periodo che cominciai ad interessarmi alla fotografia. Malgrado le nostre serate erano un continuo infinito di feste, amici, scarpinate al buio interrogandoci sul nostro futuro, io mi perdevo in ciò che la città, ovvero le sue mura, raccontavano. Scrostature, finestre e strade, testi scritti da chissà chi e perché, ma impressi su pareti più o meno integre, a testimonianza di un pensiero, un idea, un presagio, un desiderio. Frammenti di paesaggio urbano che sembrano voler reclamare la propria esistenza. La città possiede una propria pelle, che in certi casi rivela e mette a nudo la propria anima, soprattutto nell’istante in cui viene a mancare la dinamica umana. Di Questo aspetto, Luigi Ghirri, grande fotografo italiano, ne era Maestro. Basta sfogliare un suo libro. Anzi, ve ne consiglio uno. il più venduto credo: Kodakchrome. Mi congedo ma, continueremo il discorso sulla città prossimamente, adesso, scappo al lavoro. Buona giornata a tutti.

@gravantes- Trento – tessuto sociale

” Se c’e un aspetto che amo della fotografia, è l'incontro, e il poter guardare le persone cercando di scovare lo zero fotografico che è in ognuno di noi. Un difficile incontro tra Operator e Spectrum, finché non crollano le barriere egosintoniche e si instaura una profonda relazione. Ogni fotografia è una personale realtà, indica il luogo e il tempo del mio passaggio, una finestra sui miei occhi, ma non verità assoluta proprio perché ognuno, è autore della propria”

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