Il caffè dimensionale

Ore 11:00

Sono già due ore che sono in turno nell’impianto di Trento Nord. Dopo una poco interessante disquisizione, con il mio collega, su quest’ultima sporca guerra che i media ci proprinano in tutte le salse, e più che mai spettacolarizzata, decido di concedermi una caffè alle macchinette che stanno nella hall d’ingresso dell’impianto. Mi ritrovo di fronte al quadrante dalle mille offerte di una notte di mezza primavera e mi chiedo cosa possa desiderare. Bho, in realtà nulla, è solo la noia generata da un lavoro che ha di buono solamente il contratto. Ma ci sono, ok, oggi provo qualcosa di nuovo. Un caffè al gusto nocciolato. Chissà se può ricordarmi la mia città. A Palermo vi sono caffetterie di ogni genere dagli anni 70, che propongono caffè di ogni raffinata tipologia. Ok, prendo i 60 cent e li inserisco nella fessura apposita. Sento la moneta che scivola dentro con il solito clangore metallico e la macchina mi dice che è pronta per l’ordine. Bene, sono pronto a pigiare il pulsante dedicato al mio ordine con la mano destra quand’ecco che, una presa esterna afferra il mio braccio sinistro facendo voltare il mio corpo e ritrovandomi cosi, faccia a faccia con un tipo che indossa una giacca ed un pantalone di colore rosso, con tanto di camicia e cravatta dello stesso colore e la faccia di un cavallo dal pelo fulvo e dallo sguardo sornione, con tutti i denti in bellavista e li che si fa una bella e divertita risata dinanzi al mio sguardo perplesso. Nel frattempo sento che la macchinetta ha fatto partire l’ordine e percepisco il rumore del bicchiere e del liquido caldo che vi cola dentro. IO sono ancora li, impietrito da tale vista quand’ecco che mi arriva all’orecchio il suono che definisce che la bevanda è pronta. Mi volto di scatto come se nulla fosse e ritiro la bevanda, ma con la coda dell’occhio rimango ad osservare quella cosa rossa che si staglia dietro di me. Cazzo, mi rendo conto di aver preso la bevanda sbagliata. Un tè alla pesca bollente. Che schifo. Devo aver sbagliato quando mi sono sentito afferrare. Ok, fanculo, mi rigiro verso la creatura che intanto è svanita, ma dinanzi a me ritrovo il mio coordinatore vestito con un giubbetto rosso che mi chiede cosa ci faccio fuori dal piano vasca. Mi volto verso la macchina del caffè e mi chiedo: Non è che queste macchinette hanno qualcosa di magico? non saranno mica un portale verso nuove realtà? Non è che la noia mi procurando allucinazioni? ….. continua….ma magari no. Ciaooooo

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