Fantascienza 4.0?

Il mio primo film di fantascienza fu Solaris di Tarkovskij. Ne rimasi affascinato e ancora oggi, lo ricordo bene. La fantascienza è sempre stata un pò distopica, non siete d’accordo? A parte i filmoni hollywoodiani e il mito di Star Wars, sono sempre andato alla ricerca di storie particolari, non sempre con l’idea di un buon finale, anzi, senza a volte è più interessante. In questi giorni di caldo intenso, a parte il tempo dedicato alla palestra, sto visionando diversi film. Ho notato che da un pò di tempo a questa parte, il filone tende a prediligere storie di isolamento, disagio sociale, follia, ovviamente la causa scatenante sta nel ritrovarsi per decenni rinchiusi in una scatola di metallo, nel buio del vuoto cosmico, e se ci metti che magari, la terra è esplosa oppure non è più abitabile bè, credo siano validi motivi per dare ampio sfogo a tutti i possibili psycodrammi. Mi sono imbattuto in due film, che per motivi differenti mi hanno lasciato qualcosa.

3022 che poi è ambientato nel 2190, e qui non ho capito perché. Comunque la storia sebbene sembri interessante, racconta di come l’equipaggio di una stazione spaziale, si ritrovi ad essere unica superstite, alla deriva nello spazio, della razza umana. I due protagonisti nella foto, si perdono durante un distacco tra elementi della stazione, per poi ritrovarsi nello spazio, quasi morenti, dopo circa 30 anni. Film a basso budget ma con scenografie che raccontano bene la claustrofobia e la paura di essere soli ma, non lo so, non mi ha dato nessuna emozione., oltre ad essermi sembrata una storia forzata senza nessuna logica.

Ma andiamo avanti. Non amo scrivere molto e nemmeno recensire, questi sono solo miei pensieri.

Aniara un film svedese molto interessante, almeno per me, tratto da un poema del premio Nobel Harry Martinson nel 1956. Il pianeta Terra sta morendo e la popolazione viene trasferita sulle colonie di Marte, grazie a grandi navi spaziali in stile “costa crociere” in grado di raggiungere il pianeta rosso in 3 settimane, nel frattempo l’enorme arca ( chiamata proprio Aniara) , è in grado di soddisfare tutti i bisogni necessari e anche quelli più sfrenati di ogni singolo essere umano. Particolare attenzione è stata data alla creazione di MIMA, un AI senziente in grado di far rivivere ai viaggiatori, attraverso i loro pensieri, la bellezza del pianeta terra prima che fosse reso inabitabile, il problema è che i pensieri della gente, sono anche orribili e sanno di morte, e la stessa AI, decide di porre fine al proprio personale supplizio autodistruggendosi. ( Manco le AI ci sopportano ). E non finisce qui. Quando Aniara finisce fuori rotta, perché colpita da oggetti nel vuoto e non può più tornare indietro, inizia un viaggio verso nessun luogo, in cui la nave con tutti i suoi coloni, diviene essa stessa comunità nel vuoto siderale. Inizia un sopravvivenza dettata dal tempo attraverso anni e secoli. L’ultima immagine vede la grande arca, ormai spenta e senza vita, raggiungere un pianeta della costellazione della Lira. Quante riflessioni se ne possono trarre? Ma non voglio addentrarmi adesso. Sembra solo che questa nuova fantascienza, che poi nuova non è, basti pensare al grande Andrej Tarkovskij, non ho ben capito cosa voglia raccontare. La solitudine? si certo, il sapere di finire comunque e non darsi troppe aspettative? O magari, che non si può più tornare indietro? Ma il nostro pianeta, in che stato è adesso e come sarà tra qualche centinaio d’anni? Arriva un temporale. Notte a tutti.

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