Proxima – il ritratto

Dopo essermi sciroppato ( non per intero s’intende ) un paio di nuovi sci fi con un pessimo Bruce Willis ( secondo me a causa del basso badget ) mi imbatto su Proxima. Uno Sci fi umanistico del 2019 di Alice Winocour con Eva Green e Matt Dillon molto interessante. Prima di tutto non è la solita ammericanata hollywoodiana che di ci scampi è, aspetto fondamentale, non si vede lo spazio vuoto, non ci sono alieni ostili e inverosimili guasti che capitano sempre quando non dovrebbero. Qui si parla di una madre astronauta e del suo rapporto con la figlia di 7/8 anni all’approssimarsi di un lancio verso Marte, che la terrà lontana per più di un’anno. Credo che la regista abbia voluto mettere in risalto due cose: La capacità di una donna di poter realizzare qualunque lavoro ( ma io ho sempre dato questo aspetto per scontato ), al pari di un uomo, difatti nella trama, una grande Matt Dillon fa di tutto per screditare la propria collega agli occhi dei suoi superiori, anche se poi suo malgrado, dovrà accettare la situazione. L’altro aspetto: La donna ha un carico emotivo più pesante di cui sobbarcarsi. Reggere l’impatto emozionale di un distacco dai propri figli, non perché un uomo sia un entità algida ma, non siamo noi a far crescere una vita dentro noi stessi. In una delle scene finali, Sarah, seduta all’interno della capsula, poterà con se, attaccata alla tuta, la fotografia di sua figlia per non dimenticarne il volto e averla sempre con se. Perché la fotografia oltre ad essere memoria, rimane immagine fissa è immutabile nel tempo.

PS: Tutto questo è una mia interpretazione, un pensiero, una cosa che ovviamente da uomo, non posso comprendere, quindi potrei anche sbagliarmi.

Il film è godibile, lento al punto giusto, con quelle atmosfere che solo gli europei sanno ricreare. Credo che alcune scene siano state girate e/o organizzate in territorio russo, non so, però mi riportano ad Andrei Tarkovsky. Ma forse, è perché sono cresciuto nel suo mito. Buona Domenica.

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