Il figlio del diavolo con la Polaroid.

Nella mia ricerca nel mondo della fotografia, non trascuro di certo il ruolo che tale medium ha e a avuto nel cinema. Può capitare che la sceneggiatura di un film preveda che la fotografia, o una singola stampa, sia indizio necessario per l’evolversi della storia, come ad esempio nei due Blade Runner. Ma in questo film che ho trovato oggi, il cui titolo originale è ” The Assent “ e dove secondo me, era meglio lasciarlo cosi, la fotocamera , una Polaroid oltretutto, viene utilizzata dal personaggio principale, un padre che soffre di schizzofrenia, ma che poi in seguito finirà per divenire il figlio del diavolo, per superare i suoi momenti di crisi psichiche causati dallo shock, per la morte della moglie a causa…. be non ci ho capito molto. Il film parte bene, anche se è evidente quanto attinga all’esorcista, ma poi si perde.

Ma torniamo alla fotografia. Adesso, se è pur vero che la fotografia evoca il tangibile fissandolo nel tempo eterno e quindi può sembrare più reale della realtà percepita dai nostri occhi, è pur vero che la realtà percepita dalla fotocamera è un interpretazione della propria realtà personale. Scusatemi, tale delirio e dovuto a qualcosa che comunque ha catturato la mi attenzione. Diciamo che l’idea di inserire “l’indizio realtà” attraverso una polaroid è interessante ma, cè una cosa che cozza alla grande. Come è possibile che un padre che guadagna 40 dollari al giorno, vive in una casa fatiscente e deve anche accudire un figlio, possa scattare polaroid come se non ci fosse un domani, con quel che costa un pacco di 8 pellicole? 🤣🤣🤣 Ardua la sentenza è!! No è solo cinema!!

Foto presa dal web al solo scopo di discussione.

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