Fiabe buie

La fotocamera atomica


Le fotografie possiedono anche un linguaggio onirico, un po’ come le carte divinatorie o i famosi I’Ching.
In questo caso, hanno assunto valenza di  arcani per una lettura profondamente intima. Senza tempo, si vive in bilico nello spettro di frequenze tra luce e buio.
Frammenti di dolore nero e percezioni negative si mischiavano a momentanei e gelidi bagliori di luce.

Le radiazioni portarono il livello di contaminazione a spettri di frequenza mai raggiunti. La città e la foresta si erano pietrificate ed ogni cosa irradiava luce nera, mentre alcuni strani brillamenti, mostravano vecchie immagini di un passato appena dissolto dall’irraggiamento fotografico. La grande fotocamera puntata sulla città, alimentata dal quel potente reattore atomico, non si era stoppata dopo il tempo che le era stato impostato per ottenere quella grande gigantografia che il sindaco aveva ordinato. L’orizzonte degli eventi oltre le lamelle del diaframma, continuava a risucchiare luce, luoghi, persone, trasformando il tutto in un alternanza di positivi/negativi, dando vita a nuove storie indefinite ed in continuo mutare temporale.

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