Paesaggio asintomatico Silente

Erano quei caldi giorni di Maggio, in pieno lockdown. Mi chiedevo, Come si fa a fotografare qualcosa che blocca l’umanità ed è invisibile? Forse cercando di rappresentare i suoi effetti su di un paesaggio antropizzato reso silente? Quei giorni, dall’alba al tramonto e nella notte profonda, il silenzio diveniva più cupo del buio pesto. In un giro che feci in uno dei quei tanti e lunghi giorni, mi resi conto che l’invisibile lasciava comunque delle tracce. Il vuoto soprattutto, interrotto comunque dall’incede dei miei passi e di qualche anima vagante . L’assenza portava degradazione nei vuoti pannelli pubblicitari , tra le impolverate auto e tra le sbarrate vetrate di bar e altri negozi. La natura, riconquistava i propri spazi, tutto intorno era silenzio e contemplazione.