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Barbara Cappello racconta Tina Modotti

Una entusiasmante Puntata monografica dedicata a Tina Modotti, in occasione della “Giornata della donna”. In studio, con Contino Gravantes c’è l’artista Barbara Cappello che racconta la vita della grande fotografa italiana che anticipò la libertà della donna agli inizi del ‘900.

Per chi se la fosse persa o volesse riascoltarla, questo è il link:

L’Artista Barbara Cappello negli studi di Radio Music Trento

Tutte le immagini qui inserite sono state recuperate dal web al solo scopo di divulgazione culturale.

6 01 2021 Capitol Hill – fotografia di una democrazia in pericolo.

Sono immagini di queste ultime ore, di ciò che sya accadendo a Capitol Hill, nel parlamento di Washington, preso d’assalto dai sostenitori armati di Trump, contro l’elezione di Biden. Che dire? le foto si commentano da sole, e la democrazia?

TUTTE LE IMMAGINI SONO STATE RACCOLTE DAL WEB E POTREBBERO ESSERE COPERTE DA COPYRIGHT – SONO INSERITE AL SOLO SCOPO DI DISCUSSIONE.

La camera del tempo – Swinger M20 – 1965

Forse non l’ho mai scritto sul blog, ma vi sono stati anni in cui ho passato il tempo a collezionare fotocamere analogiche, per ritrovare un po quel sapore del tempo meccanico, senza che vi sia una chiave di lettura nostalgica ma di pura curiosità e interesse culturale. Ogni fotocamera rappresenta il prodotto delle riflessioni di un pensiero atto a risolvere le problematiche che vi possono essere tra il mezzo meccanico e l’emozione umana alla ricerca dell’immagine. In fondo, è l’uomo che controlla e gestisce il mezzo, l’inquadratura, l’idea, la fotocamera poi permette all’idea di finire su pellicola o sensore che sia. Tutto questo intro, per dire semplicemente che giorni fa, mi sono fatto recapitare, una Polaroid Swinger M20 del 1965, credo. Una macchina punta e scatta, senza troppi fronzoli, ideale per i giovani dell’epoca, indistruttibile e da usare in qualsiasi momento, come le polaroid odierne. Comunque sia, la fotocamera è arrivata dalla odierna uscente e gloriosa Patria del Rock. Ma la mia sorpresa, e stata nel ritrovarmi nel pacco, oltre alla Swinger, un scatola con una pellicola ancora intonsa, datata 1968. IO dovevo ancora nascere. Allora credo che nei prossimi giorni, proverò a a fare un video su come procedere e poi lo posterò. Sono proprio curioso di constatare se la pellicola è ancora in grado di registrare immagini. Insomma, prendo la macchina del tempo e faccio un salto nel 68 Britannico. A presto!!!! <vi sposto un video di una pubblicità realizzata in Italia proprio sulla Swinger. Altro che ammerricaniiiii.

Il sole atomico del 6 Agosto 1945

Oggi è il 6 Agosto. Tra un po smetteremo di pensare ( grazie a qualche idiota ) a tale data come a qualcosa di folle, unico e disumano nella storia dell’uomo.

Tempo fa lessi il libro ” Appuntamento a Hiroshima ” che narrava di tutto il lavoro compiuto da fisici di ogni parte del mondo e militari americani, per realizzare e testare l’energia nucleare sotto forma di bomba. Ovviamente, si parla del ” Progetto Manhattan” di cui parlerò in un altro articolo, ma sappiate che nel leggerlo il libro, potreste intuire forse, un briciolo di umanità tra alcuni uomini dell’equipaggio dell’aereo che sganció Little Boy e le opposizioni di alcuni fisici nucleari ben consapevoli, delle capacità di un tale ordigno.

Ma prima che arrivi qualche nuova testa di cazzo a revisionare questo terribile evento, spacciandolo per qualche petardo innocuo, voglio contribuire a raccontare anche con un pizzico di rabbia ( a causa dei negazionisti del tutto), e anche se sono passati ben 75 anni da quel terribile giorno, l’orrore che visse il popolo giapponese in quei giorni. Le parole si perdono nel tempo ma le fotografie rimangono fino a ingiallire e divenire memoria storica, per coloro che non hanno vissuto l’era atomica sulla propria pelle, ma intendono preservarne e tramandarne il racconto, per un idea di umanità senza violenza. È utopico lo so, ma sempre meglio provarci che non fare nulla.

Mi dispiace se queste immagini possono urtare la sensibilità di qualcuno , ma questa è la capacità di uccidere dell’uomo, impressa nella memoria tramite la fotografia.

Il 6 agosto 1945, gli USA, sganciano la prima Bomba Atomica ( Little Boy ) sulla città di Hiroshima, ( Il primo obbiettivo era Kioto, ma venne risparmiata perché città d’arte ) detonando a 600 metri dal suolo uccidendo e vaporizzando in un solo colpo 70mila persone. Le restanti, morirono di stenti e di radiazioni. La città venne rasa al suolo e una pioggia nera ricadde su ciò che rimaneva della gente inerme. Purtroppo il Giappone, guidato da una setta di militari fanatici (parere personale dopo aver letto un libro sui piloti kamikaze ) non volle arrendersi, ( almeno così dicono le fonti ufficiali americane, ma siamo sicuri l’abbiano chiesto ? ) permettendo cosi agli americani di sganciare una seconda bomba su Nagasaki che uccise all’istante 50mila persone, e inoltre, rivelando al mondo intero e sopratutto all’U.R.S.S, ( prossimo nemico ) come la nuova America, fosse una potenza atomica da non sottovalutare. Il resto è storia. Abbiamo imparato qualcosa da tutto questo? non credo. Guerre e vendita di armi sono sotto gli occhi di tutti e abbiamo appena visto cosa è successo a Beirut.

Tra la miriade di foto scattate della bomba , vi sono quelle di Yoshito Matsushige, allora fotografo 32enne che subito dopo l’esplosione, riusci a scattare, nonostante fosse terrorizzato da tutta quella morte intorno, un paio di foto da terra del fungo atomico e della devastazione prodotta dalla bomba. Durante un’intervista, confessò che non riusciva a scattare a causa delle lacrime per il dolore che stava vivendo, nel guardare la propria gente bruciare in quel modo.

Tra le ombre vaporizzate e la gente bruciata

Tutte le immagini sono coperte da Copyright

Little Boy
Il video dell’esplosione

46* 16′ 24.8″ N – 11* 28′ 34.9″ E – ore 15:13 il volo Americano .

Qualcuno ne ha ancora memoria? IO si. La fotografia possiede anche tale potere, di contenere e riproporre un immagine memorizzata e immagazzinata.

Quel giorno 3 febbraio del 1998 sul Cermis. Emulsione su tela 50X50 – Polaroid

Danny Lyon – a Outlaw photojournalist

Sin da piccolo ho subito il fascino delle due ruote, insieme a quella delle auto sportive e degli aeroplani. La motocicletta, un sogno da ragazzo divenuto realtà in qualche momento della mia vita, anche se Poi si sà, non sempre si può accedere alle proprie passioni, a volte vi sono cose più importanti che ti fanno rinunciare, ma in cuor mio, mi sono più volte ripromesso che un giorno sarei tornato a cavallo di una moto. Ma ripensandoci, mi rendo conto solo ora, che non ho mai avuto il mito della moto come simbolo di libertà, ma più come un espansione di me stesso, in rapporto ad un senso di viaggio e scoperta del mondo e delle anime che lo popolano. Non so se questo significhi libertà, che poi oggi, non saprei più definire tale aggettivo. Ovviamente il contesto di cui parlavo sopra, non può che includere la fotografia. Avete mai fotografato dei motociclisti? dei motrclub? io si, ( certo non siamo in America ) e vi assicuro che ne vale la pena. E’ come addentrarsi in una ricerca antropologica, un incontro sociale di menti, sguardi, cuore, amore, rabbia e odio. A cavallo di una moto, ci sei tu con tutto il tuo vissuto. Riguardo alla fotografia, tempo addietro mi sono imbattuto in un fotogiornalista che ha vissuto gli anni d’oro del motociclismo statunitense, i grandi viaggi, le gangs, le infinite highways, la sottocultura americana della strada, in un momento difficile e duro della storia degli stati uniti e tutti quei personaggi che hanno creato il mito del Rider e/o Biker nel bene e nel male. Io, sono sempre stato convinto che per raccontare qualcosa tramite la fotografia ( e non solo ), ti devi immergere in quel contesto. Questo è ciò che ha fatto Danny Lyon. Il suo amore per la moto, la fotografia e il racconto, gli hanno dato modo di entrare a far parte di un motorcycle club: i Chigago Outlaw. Danny ha viaggiato insieme a loro, vissuto le loro vite a stretto contatto. Gli Outlaw lo hanno accettato nella gang, gli hanno permesso di fotografare le loro scorribande, i personaggi, la loro e la vita di quell’epoca in un america spaccata dalla guerra in Vietnam e i diritti civili dei neri americani, aspetto quest’ultimo, di cui Danny documentò ampiamente. Ad oggi, Danny lyon è considerato uno dei padri del fotogiornalismo americano, per il suo modo di vivere il contesto che avrebbe poi raccontato. E questo credo, sia l’unico modo. Volendo citare Capa, Danny è andato molto molto vicino, per ottenere le sue bellissime immagini di vita.

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Weegee the Famous

Sono sempre stato affascinato da Weege, soprannominato “il Fotografo ufficiale della Omicidi S.p.a”

” La Prima donna a chiamarmi tesoro, è stata una puttana”  – Weegee.

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Si puo dire che Weegee alias ” Arthur Fellig” abbia avuto una passione sfrenata di storie di vita cruda, vera, quella vita che lui respira nella città che lo ha accolto e che ama. New york City, anima pulsante di America in costante mutamento.

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Immigrato polacco durante il periodo della grande depressione americana, Arthur in arte Weegee, che poi sarebbe il nome di un gioco in voga all’epoca ( una tavolozza con delle lettere con la quale si organizzavano sedute spiritiche ) racconta l’America della grande speranza per gli immigrati, della ricerca di un lavoro, dei bassifondi, dei morti ammazzati, dei Ganster, dei papponi e delle loro puttane , ma comunque di un ‘America notturna che lascia sempre qualcosa o qualcuno, ai primi segni dell’alba.

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Arthur comincia ad avvicinarsi alla fotografia da giovanissimo e dopo un periodo di lavoretti saltuari che gli permettevano di aiutare la famiglia, decide di dedicarsi anima e corpo alle immagini fotografiche. La sua capacità di anticipare gli eventi così da  arrivare sul luogo del misfatto prima degli altri, gli valse l’appellativo con cui tutti lo conosciamo, inoltre,  il fatto di essere stato forse l’unico fotografo, in tutta la storia della fotografia, a possedere un auto in cui era installata la radio della Polizia, datagli in dotazione dalla polizia stessa, gli fu sicuramente d’aiuto.
Per Weegee, tutti hanno diritto ad una fotografia in prima pagina, che sia un Gangster con la testa spappolata, ho una cucciolata di cani e gatti, l’importante che sia una foto fatta da Weegee the Famous, ovviamente. In realtà, Weegee, non fu soltanto il fotografo della Omicidi Spa, infatti, dopo un decennio passato tra le strade insanguinate, comincia a viaggiare ed interagire con il proprio mezzo fotografico sperimentando addirittura delle lenti deformanti di propria ideazione , con cui immortala personaggi come Fidel Castro, Picasso, Marilyn Moonroe, Il presidente Roosevelt, Krushev e tanti altri.

American photographer Arthur Fellig, better known as Weegee (1899 – 1968) lies on his bed, an arm over his eyes and a cigar in his mouth, in a photograph entitled ‘My Studio,’ New York, New York, mid 1930s. (Photo by Weegee(Arthur Fellig)/International Center of Photography/Getty Images)

Ad un certo punto, gli viene proposto di pubblicare un libro ” Naked City” una raccolta fotografica dei suoi migliori scatti sulla grande mela, e dopo la sua uscita, il Museum of Modern Art gli chiese addirittura di allestire una propria mostra. La carriera di Weegee è in ascesa.  Alla domanda di un cronista, durante un’intervista alla CBS, qualè il segreto del suo successo? – Rimanere Me stesso – disse lui.  Weegee vantava una forte personalita ma una certa mancanza di gusto nel vestire, cosa che faceva morire dalla risate i suoi amici alla centrale di polizia, ma egli riusciva a rigirare questa cosa a proprio favore. Una sera riusci a presentarsi ad una serata al Metropolitan in Smoking Verde, ma in qualche modo la cosa fece effetto positivo e divenne parte del personaggio!

Tra una commissione per Vogue e Life ed altre testate di rilievo, la fotografia di Weegee andava sempre più affermandosi, a tal punto che viene chiamato ad Hollywood come consulente sulla fotografia di certi film e riesce anche a fare l’attore in alcuni di essi. Aiuta Stanley Kubrick  ( fotografo prima di essere regista ) sul set del Dottor Stranamore.

Contemporaneamente, grazie ad un lavoro commissionatogli dalla UNIVERSAL , viaggia attraverso tutta l’America immortalando paesaggi notturni, per il lancio di un film in cui compare come fotografo ” Naked Hoollywood ” ma poi stufo della vita patinata di quei luoghi ritorna nella sua amata NY, dove continua il lavoro di fotografo free lance per riviste di moda e pubblicità, fino alla morte che avviene nel 1968.

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A mio parere, Weegee è stato  un grande amante della vita e dopo un grande fotografo. Quella stessa vita che lui amava fotografare ed esasperare con il lampo del proprio flash.  Seppur la sua migliore presentazione per se stesso , in un certo periodo della propri vita, la riassumesse nella frase ” La Morte è il mio Business” Weegee, amava cambiare, incontrare la gente, sperimentare, andare in giro con la sua Chevy laboratorio in cui trovavano posto acidi per sviluppo e travestimenti vari, e credo fosse anche un inguaribile romantico. Il lampo di Weegee ha congelato un’epoca nella memoria del tempo, svelando ed illuminando il buio, la notte e l’umanità che vi si cela dentro.